“NON CONOSCO NULLA DI PIU’ BELLO” Il ritorno della Vittoria Alata

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La Vittoria Alata per il nuovo Capitolium di Brescia
RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI
Brescia, Capitolium (Via Musei, 55)

 

INFORMAZIONI
Orari di accesso: martedì – domenica | 10.00 – 18.00 | Chiuso tutti i lunedì
La biglietteria chiude alle ore 17.

 

bresciamusei.com
vittorialatabrescia.it

 

CUP Centro Unico Prenotazioni
lunedì – venerdì: 10.00 – 16.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 – 18.00
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RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI

Brescia, Capitolium

TORNA A BRESCIA LA VITTORIA ALATA RESTAURATA E RIAPRE BRIXIA – PARCO ARCHEOLOGICO DI BRESCIA ROMANA CON UN NUOVO ALLESTIMENTO MUSEALE FIRMATO DAL GRANDE ARCHITETTO SPAGNOLO JUAN NAVARRO BALDEWEG

 

Una delle più straordinarie statue in bronzo di epoca romana nel rinnovato Capitolium di Brescia; un ricco palinsesto di iniziative espositive per il ritorno del capolavoro, icona della città.

Venerdì 20 novembre 2020 la Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue di epoca romana ritorna a Brescia, dopo due anni di restauro, condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, promosso dal Comune di Brescia, dalla Fondazione Brescia Musei, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Province di Bergamo e Brescia, con il sostegno della Regione Lombardia.

 

La grande statua in bronzo, simbolo della città di Brescia, amata da Giosuè Carducci che la celebrò nell’ode Alla Vittoria, ammirata da Gabriele d’Annunzio e da Napoleone III che ne vollero una copia, è una delle opere più importanti della romanità per composizione, materiale e conservazione, e uno dei pochi bronzi romani proveniente da scavo giunti fino a noi.

 

Un evento destinato a valorizzare l’area archeologica Brixia – Parco Archeologico di Brescia Romana con la collocazione del capolavoro bronzeo nel Capitolium in un allestimento museale progettato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg (Santander, 1939) e concepito per esaltare le caratteristiche materiche e formali messe in risalto dalla complessa operazione di restauro.

 

IL RESTAURO DELLA VITTORIA ALATA

 

La Vittoria Alata venne ritrovata insieme a sei teste imperiali e a centinaia di altri reperti in bronzo nel 1826, durante gli scavi archeologici condotti nell’area dai membri dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Brescia, in un’intercapedine dell’antico tempio, dove forse era stata occultata per preservarla da eventuali distruzioni. La scultura, realizzata in bronzo con la tecnica della fusione a cera persa, è databile intorno alla metà del I secolo dopo Cristo, forse ispirata a modelli più antichi.

 

L’operazione di restauro e di ricerca ha coinvolto circa trenta professionisti che a vario titolo, ciascuno con la propria specializzazione, sono stati impegnati nelle numerose attività di conoscenza e di conservazione del bronzo. Gli interventi si sono concentrati dapprima sulla pulitura della scultura, quindi sulla rimozione controllata dei materiali che riempivano la statua e della struttura interna di epoca ottocentesca a cui si agganciavano le ali e le braccia della Vittoria, e infine sulla stesura di un materiale protettivo. Durante questo processo, sono state condotte indagini scientifiche ed esami volti a una conoscenza più approfondita della tecnologia di costruzione, oltre alla cronologia e origine della statua stessa.

 

Le équipe dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, di Fondazione Brescia Musei, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza Università di Roma hanno dedicato grande cura alla progettazione e realizzazione di un nuovo supporto interno alla statua altamente tecnologico per sorreggere le ali e le braccia, che furono trovate staccate dal corpo centrale nel 1826 e che fino a due anni fa erano sostenute da un dispositivo ideato nell’Ottocento.

 

IL NUOVO ALLESTIMENTO MUSEALE DI JUAN NAVARRO BALDEWEG

 

L’inedito allestimento, curato da Juan Navarro Baldeweg, si pone all’avanguardia nella museografia internazionale; un progetto complesso, in ragione del luogo speciale nel quale viene declinato e per l’importanza delle opere da valorizzare, da leggere come un’opera totale nella quale il rispetto dei criteri conservativi, illuminotecnici e tecnologici si sposa con la cura dei materiali.

 

In esso, la scelta di un pavimento in terrazzo veneziano, coerente con i tradizionali pavimenti romani, convive con le ragioni della sicurezza e della stabilità della statua, collocata su un piedistallo cilindrico in pietra di Botticino, e garantita da una piattaforma antisismica progettata ad hoc.

Un tavolo-vetrina presenta le cornici in bronzo ritrovate insieme alla Vittoria nel 1826. Altri frammenti di cornici sono disposti sulla parete occidentale della cella, secondo uno schema pensato dall’architetto per richiamare la geometria tipica delle decorazioni di età romana.

La luce artificiale, concentrata in un’unica lampada composta da diversi corpi illuminanti, sospesa nello spazio e simile nell’aspetto a una luna solitaria, conferisce all’aula una dimensione fuori dal tempo.

 

Nei giorni dell’apertura al pubblico sarà emesso dalle Poste Italiane il francobollo celebrativo della Vittoria Alata, basato sull’identità visiva disegnata per l’intero progetto da Paolo Tassinari.

 

L’allestimento sarà accompagnato da un libro edito Skira che include un coinvolgente racconto fotografico firmato da Alessandra Chemollo.

 

IL PALINSESTO

 

La Vittoria Alata sarà accompagnata da un ricco palinsesto di eventi espositivi al Museo di Santa Giulia e presso il Capitolium:

  • Juan Navarro Baldeweg. Architettura, pittura, scultura. (fino al 5 aprile 2021);
  • Alfred Seiland. Imperium Romanum. Fotografie 2005–2020 (marzo 2021);
  • Palcoscenici archeologici. Interventi curatoriali di Francesco Vezzoli per la Vittoria Alata di Brescia (aprile 2021);
  • Il lungo viaggio di un mito (settembre 2021);
  • Emilio Isgrò, una retrospettiva per Santa Giulia e il Parco Archeologico di Brescia Romana (aprile 2022), anticipata dall’installazione monumentale Incancellabile Vittoria (ottobre 2020) nella metropolitana di Brescia.

 

Il calendario delle mostre testimonia il dialogo tra il patrimonio storico e la contemporaneità in un intrecciarsi di riflessioni e contaminazioni di linguaggi di cui sono esempio gli interventi di Emilio Isgrò e Francesco Vezzoli.

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