FEDERICO GAROLLA. Saper leggere il tempo

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Informazioni

FEDERICO GAROLLA
Saper leggere il tempo
Brescia, Mo.Ca. – Centro per le Nuove culture (via Moretto 78)
16 marzo – 12 maggio 2024

A cura di Margherita Magnino e Carolina Zani

 

Orari:
Dal martedì alla domenica
Dalle 15.00 alle 19.00
Ultimo ingresso ore 18.00

 

Ingresso:
5 euro intero
4 euro ridotto (bambini di età inferiore ai 7 anni, adulti sopra i 65 e studenti).
I biglietti si possono acquistare direttamente presso il Ma.Co.f, non esistono prevendite in internet.

 

Informazioni e prenotazioni:
Ma.Co.f Centro della fotografia italiana
Via Moretto 78, 25121, Brescia
info@macof.it
Carolina Zani
Tel. 366.3804795

Ufficio stampa

Ufficio stampa Brescia Photo Festival VII Edizione
CLP Relazioni Pubbliche
Clara Cervia
T. 02 36 755 700
clara.cervia@clp1968.it

 

Ufficio stampa
Fondazione Brescia Musei
Francesca Raimondi
T. +39 331 8039611
raimondi@bresciamusei.com

 

Ufficio stampa
Comune di Brescia
Rossella Prestini
T. 39 338 894 8668
r.prestini@comune.brescia.it

16.03.2024 12.05.2024

Brescia, Mo.Ca. – Centro per le Nuove culture

La mostra presenta una serie di fotografie in bianco e nero, vintage, provenienti dall’Archivio Federico Garolla, in cui grandi attori teatrali, stelle nascenti della televisione, modelle, artisti ma anche persone comuni sono immersi in ambienti inconsueti e sorprendenti.

Dal 16 marzo al 12 maggio 2024, il Mo.Ca. – Centro per le Nuove culture a Brescia accoglie la retrospettiva dedicata a Federico Garolla (1925-2012), uno dei maestri della fotografia italiana, il cui stile, tra gli anni settanta e ottanta, ha illuminato il percorso di molti colleghi.

 

La mostra, curata da Margherita Magnino e Carolina Zani, dal titolo Saper leggere il tempo, presenta una serie di circa 70 fotografie, tutte vintage, provenienti dall’Archivio Federico Garolla, in cui grandi attori teatrali, stelle nascenti della televisione, modelle, artisti ma anche persone comuni sono immersi in ambienti inconsueti e sorprendenti.

 

Garolla è stato tra i primi a portare gli abiti degli atelier più prestigiosi nelle strade al mattino presto, nelle periferie urbane ancora libere dal traffico automobilistico, sulle scalinate di una Roma deserta, e anche in contesti inaspettati, creando una fusione suggestiva tra eleganza e realtà urbana.

La sua idea di glamour si basa sul confronto tra immagini dissonanti, su antitesi estetiche e su divisioni di classe inequivocabili, che conferisce alle sue fotografie un’eleganza unica e uno stile sofisticato, in cui ogni dettaglio è orchestrato con cura. Nulla è lasciato al caso, ma tutto appare disinvolto, sofisticatamente casuale.

Influenzato da maestri come Cartier-Bresson e Richard Avedon, Garolla incarna un approccio che va oltre la semplice documentazione visiva, catturando l’essenza e lo spirito di un’epoca in continuo cambiamento. Le sue opere riflettono la vivacità e la complessità della società italiana del secondo dopoguerra, contribuendo a creare l’immagine di un’Italia in rapida trasformazione, pronta ad abbracciare un futuro dinamico e borghese.

Federico Garolla si distingue come un narratore raffinato della vita sociale e culturale del suo tempo, attraverso reportage per importanti testate. Le sue fotografie, pubblicate su riviste di spicco come Tempo ed Epoca, hanno svolto un ruolo significativo nel plasmare l’immaginario collettivo dell’Italia del dopoguerra, documentando l’ascesa dell’alta moda italiana, ritraendo figure chiave della cultura e del cinema, e narrando gli eventi salienti con uno sguardo sensibile alle realtà sociali del paese.

 

Federico Garolla racconta l’Italia del dopoguerra in una serie di racconti fotografici che spaziano dal fotogiornalismo alla moda, dallo spettacolo alla vita culturale. Vittorio De Sica mentre fuma nella Galleria del Chitamone a Napoli, la modella Sophie Malga al trucco prima di una sfilata, l’artista Renato Guttuso nel suo studio, Totò sul set di I soliti ignoti, Pasolini e Calvino al caffè Rosati di Piazza del Popolo: queste sono solo alcune delle immagini che raccontano la retrospettiva di Federico Garolla. Fotogiornalista, inviato speciale e freelance, si inserisce nel filone del “realismo” anche grazie ai suoi reportage, catturando immagini di straordinario valore. Tra questi ricordiamo, Infanzia abbandonata, Verso sud e L’isola dei pescatori.

Margherita Magnino e Carolina Zani, curatrici.

 

Note biografiche

Federico Garolla (Napoli, 1925 – Milano, 2012) comincia la sua carriera nel giornalismo collaborando col Mattino e con il Domani d’Italia, tra i maggiori quotidiani di Napoli. A Milano inizia il suo percorso nel fotogiornalismo e realizza centinaia di reportage per prestigiose testate italiane – L’Europeo, Tempo Illustrato, L’Illustrazione Italiana, Oggi – e straniere – Paris Match, National Geographic, Colliers, Die Stern.

Nel 1951 diventa inviato speciale di Epoca, e in seguito, a fianco di Federico Patellani, Giancolombo, Paolo Costa e Franco Fedeli, per Le Ore; nel 1956 fonda Foto Italia dell’Agenzia Italia e ne diventa il primo direttore.

Dal 1953 segue la nascita dell’alta moda italiana: riprende nei loro atelier i giovani stilisti che stanno conquistando la scena internazionale, le modelle per strada, fra gli sguardi incuriositi della gente. Sono di quel periodo i servizi apparsi su Eva, Annabella, Donna, Bellezza, Arianna, Grazia e poi Amica. Contemporaneamente coglie la vita culturale italiana in una serie di “fotografie racconto” che ritraggono pittori, scrittori, musicisti, attori e attrici di cinema e teatro, ma anche la gente comune che sta attraversando gli anni del dopoguerra, con un occhio sempre attento alle tematiche a sfondo sociale.

Nel 1976 inizia a collaborare con la Rai in qualità di regista e presentatore per alcune rubriche del TG con una serie di documentari. Realizza reportage su musei d’arte e d’archeologia, su luoghi d’interesse architettonico e paesaggistico, sul turismo enogastronomico, pubblicati poi da Mondadori, Rizzoli, Domus, De Agostini. A partire dagli anni ’80, matura con l’editore e scrittore Mario Monti l’idea di realizzare delle guide sui musei italiani e fonda una casa editrice che attinge proprio a quel cospicuo “serbatoio” di immagini raccolte nel corso del tempo.

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