11.04.2022 19.09.2022

Milano, Università Bocconi

L’esposizione documenta il viaggio di dieci anni lungo il fiume sacro indiano che il fotografo italiano ha intrapreso riportando gli effetti dell’inquinamento, dell’industrializzazione e dei cambiamenti climatici.

 

Se Ganga vive, vive anche l’India. Se Ganga muore, muore anche l’India
Vandana Shiva, scrittrice e ambientalista indiana

Dall’11 aprile al 19 settembre 2022, MIA Fair presenta nello spazio dedicato alla fotografia d’arte dell’Università Bocconi a Milano, la personale di Giulio Di Sturco Ganga Ma (Madre Gange), in partnership con la Podbielski Contemporary gallery.

La mostra, nuovo appuntamento del progetto di collaborazione tra MIA Fair e BAG-Bocconi Art Gallery iniziato nel 2016, è il risultato di una ricerca fotografica durata dieci anni sul fiume Gange, nel quale Giulio Di Sturco ha documentato gli effetti dell’inquinamento, dell’industrializzazione e dei cambiamenti climatici.

“Ho pensato a un progetto espositivo per l’Università Bocconi – afferma Fabio Castelli, ideatore e direttore di MIA Fair – che coniughi a uno standard altissimo di qualità, una profonda riflessione su un tema fondamentale: gli effetti dell’inquinamento sulla sopravvivenza del pianeta”.

Il progetto di Di Sturco accompagna il Gange per 2.500 miglia, dalla fonte nell’Himalaya in India al delta nella Baia di Bengal in Bangladesh, raccontando come si trovi sospeso tra la crisi umanitaria e il disastro ecologico.

Il Gange è un esempio emblematico della contraddizione irrisolta tra uomo e ambiente, poiché è un fiume intimamente connesso con ogni aspetto – fisico e spirituale – della vita indiana. Tutt’oggi costituisce una fonte di sussistenza per milioni di persone che vivono lungo le sue rive, fornendo cibo a oltre un terzo della popolazione indiana. Il suo ecosistema include una vasta eterogeneità di specie animali e vegetali, che stanno però scomparendo a causa dei rifiuti tossici smaltiti ogni giorno nelle sue acque.

Le fotografie di Ganga Ma spaziano dalla banalità del quotidiano a una condizione quasi surreale. Quasi a evidenziare l’infermità causata dall’uomo al corpo del fiume, Di Sturco ha adottato una strategia estetica singolare, presentando immagini che a una prima occhiata appaiono piacevoli e poetiche, ma che poi rivelano la loro vera natura.

La mostra, visitabile dall’11 aprile, è un’ideale anticipazione della XI edizione di MIA Fair – Milan Image Art Fair, la più prestigiosa fiera italiana interamente dedicata all’immagine fotografica, in programma dal 28 aprile al 1° maggio 2022 negli spazi di SUPERSTUDIO MAXI a Milano (via Moncucco 35), in zona Famagosta.

MIA Fair accoglierà 97 espositori provenienti dall’Italia e dall’estero che porteranno a Milano quanto di meglio il mondo della fotografia è in grado di proporre.

 

Giulio di Sturco. Note biografiche

Giulio Di Sturco (1979, Roccasecca – FR) vive e lavora tra Londra e Parigi. Ha studiato presso l’Istituto Europeo di Design e Arti Visive di Roma prima di trasferirsi in Canada e poi in India, dove ha trascorso cinque anni a perfezionare il suo vocabolario visivo. La sua ricerca e pratica artistica si concentra principalmente sulla società del futuro, alla luce dei cambiamenti ambientali e dell’evoluzione tecnologica in atto. Di Sturco collabora con numerose testate internazionali, tra cui Financial Times, Vanity Fair, National Geographic, Wired e The New York Times. Tra i suoi riconoscimenti ricordiamo tre premi World Press Photo, i Sony Photography Awards, i British Journal of Photography International Awards e due Getty Grant. Il suo progetto Aerotropolis è stato tra i finalisti dell’Aesthetica Prize ed è stato nominato per il Prix Pictet 2019. Le sue opere sono state esposte in festival e gallerie di tutto il mondo e sono state acquisite da collezioni private. A giugno 2019 è uscita la sua prima monografia, Ganga Ma (GOST Books).

 

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