DOROTHY BOHM. FOTOGRAFIE. IL RIVELARSI DELLA LUCE

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DOROTHY BOHM
Fotografie. Il rivelarsi della luce
Ascona (Svizzera), Museo Comunale d’Arte Moderna
20 settembre 2026 – 10 gennaio 2027

Inaugurazione: sabato 19 settembre, ore 17.00

Orari:
martedì – sabato, 10.00-12.00; 14.00-17.00; domenica, 10.30-12.30

Ingresso:
intero 15.- chf/eur; ridotto 10.- chf/eur

Informazioni:
Tel. +41 (0)91 759 81 40; museo@ascona.ch

Sito internet: www.museoascona.ch

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20.09.2026 10.01.2027

ASCONA (Svizzera), Museo Comunale d'Arte Moderna

La retrospettiva, la prima antologica in Svizzera, presenta una selezione di 90 immagini che ripercorrono la carriera della fotografa britannica di origine tedesca, dai ritratti in studio, alle foto in bianco e nero “neorealiste” en plein air, a quelle “artistiche” a colori, sia in formato analogico che polaroid.

 

Un’ampia sezione è dedicata alla sua produzione in bianco e nero realizzata durante i suoi soggiorni ad Ascona dal 1947 fino alla fine degli anni 1950, in gran parte inedita.

 

A cura di Monica Bohm-Duchen e Mara Folini

Dal 20 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona (Svizzera) ospita la prima grande antologica in Svizzera dedicata a Dorothy Bohm (1924-2023), una delle figure più importanti della fotografia britannica del secondo Novecento e tra i pionieri della fotografia umanista e della street photography.

 

Curata da Monica Bohm-Duchen, figlia dell’artista, e Mara Folini, direttrice del Museo d’Arte Moderna di Ascona, la mostra ripercorre, attraverso 90 immagini, le principali fasi della carriera di Dorothy Bohm, dai ritratti in studio, alle foto in bianco e nero “neorealiste” en plein air, a quelle “artistiche” a colori, sia in formato analogico che polaroid.

Un’ampia sezione è dedicata alla sua produzione in bianco e nero realizzata durante i suoi soggiorni ad Ascona dal 1947 fino agli inizi degli anni 1960, in gran parte inedita.

 

L’arte di Dorothy Bohm s’intreccia indissolubilmente alla sua vicenda biografica; nata in una famiglia ebrea dell’Europa orientale, fu costretta ancora adolescente a lasciare la Lituania e a rifugiarsi in Inghilterra per sfuggire alle persecuzioni antisemite. La lunga separazione dalla famiglia, che rimase coinvolta negli sconvolgimenti della guerra e nelle restrizioni del regime sovietico, segnò profondamente la sua sensibilità, alimentando quello sguardo attento alla fragilità dell’esistenza e al desiderio di preservare, attraverso la fotografia, ciò che il tempo rischia di cancellare.

 

In particolare, il filo conduttore della sua produzione risiede nell’attenzione per gli incontri, le persone e i momenti fugaci che la fotografia può sottrarre all’oblio. Questo sguardo sul quotidiano, che l’avvicina a una poetica modernista e umanista, tipica di maestri quali Robert Doisneau o Henri Cartier-Bresson, si rivela già durante il suo periodo inglese, con l’apertura nel 1946 del suo spazio professionale, lo Studio Alexander. Qui Dorothy non solo mette a frutto una solida padronanza tecnica, affinando il controllo della luce e della composizione nei ritratti, ma rivela una profonda sensibilità empatica verso i soggetti.

 

Una svolta fondamentale nella sua carriera la si ha proprio ad Ascona, dove Dorothy Bohm venuta per una vacanza, venne regolarmente dal 1947 fino agli inizi dei sessanta. È qui che scopre quella luce naturale, quasi mediterranea che avrebbe profondamente trasformato il suo modo di fotografare. Abituata all’illuminazione controllata dello studio e al grigiore della città industriale di Manchester, si trova improvvisamente immersa in un mondo di riflessi, trasparenze, contrasti atmosferici e variazioni luminose che la inducono a guardare la realtà in un modo diverso.

 

La sua dichiarazione “I saw Daylight” (Ho visto la luce del giorno), non testimonia solo una scoperta visiva, ma anche l’origine di una fiducia interiore per esprimere la sua visione profondamente umanista e distintiva, capace di dialogare con la grande fotografia europea del secondo dopoguerra.

Le sue immagini poetiche, empatiche e talvolta umoristiche colgono sempre momenti di vita autentici della vita quotidiana. I soggetti umani al centro delle sue immagini non appartengono alla nascente mondanità internazionale, quanto alla cerchia di artisti che frequentava ad Ascona e soprattutto alla popolazione locale, ai contadini, alle persone comuni ancora legate a ritmi di vita tradizionali e a un’economia prevalentemente agricola.

Nasce così uno sguardo destinato ad attraversare tutta la sua opera fino agli anni 1980, quando il passaggio dal bianco e nero al colore (attraverso la tecnica della Polaroid) non interrompe questo percorso, ma lo apre a nuove possibilità formali. La realtà diventa più allusiva, ironica e ambigua; forme e colori acquisiscono un’autonomia che conduce verso una poesia sempre più suggestiva ma strutturata formalmente. Spesso incentrate su dettagli di muri urbani, riflessi e manifesti, le sue opere dialogano con l’arte astratta e le neoavanguardie.

Catalogo Allemandi Editore.

Accompagna la mostra un programma di attività didattiche per bambini e ragazzi, realizzato in collaborazione con il Museo in Erba e un concorso fotografico a premi, promosso dall’Associazione degli Amici del Museo di Ascona (AAMA), in collaborazione con il Museo d’Arte Moderna di Ascona, sostenuto dal Rotary Club Locarno, rivolto agli studenti del Collegio Papio di Ascona e del Liceo di Locarno. L’attività sarà preceduta da un workshop introduttivo sulla figura dell’artista e le sue tecniche fotografiche, curato dalla fotografa professionista Stefania Beretta e da Mara Folini, direttrice del Museo d’Arte Moderna di Ascona.

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