MICHELE CIACCIOFERA. Pathosformel

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Informazioni

MICHELE CIACCIOFERA. Pathosformel
Milano, Biblioteca Nazionale Braidense | Sala Maria Teresa (via Brera 28)
gennaio – marzo 2027

 

Orari: tutti i giorni, 9.30 – 18.00; ultimo ingresso, ore 17.30.

Ingresso libero

Informazioni:
bibliotecabraidense.org

Ufficio stampa

Responsabile ufficio comunicazione La Grande Brera
Marco Toscano | E. marco.toscano@cultura.gov.it

 

CLP Relazioni Pubbliche
Ilenia Rubino | M. +39 333 2238560
E. ilenia.rubino@clp1968.it
T. +39 02 36755700 | www.clp1968.i

Gennaio – Marzo 2027

Milano, Biblioteca Nazionale Braidense | Sala Maria Teresa

A cura di Bianca Cerrina Feroni

La Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense a Milano, ospita tra gennaio e marzo 2027 una grande mostra dedicata a Michele Ciacciofera (Nuoro, 1969), una delle voci più originali e autorevoli dell’arte contemporanea italiana e internazionale.

 

Artista di profilo cosmopolita, Ciacciofera sviluppa una ricerca che intreccia archeologia, antropologia, storia e memoria collettiva, dando forma a opere capaci di mettere in dialogo passato e presente, culture differenti e geografie lontane. Attraverso installazioni, dipinti, sculture e opere su carta, il suo lavoro invita il pubblico a riflettere sui temi dell’identità, delle migrazioni, della conoscenza e della trasmissione del sapere.

 

La mostra, dal titolo Pathosformel, curata da Bianca Cerrina Feroni, è concepita come un percorso immersivo che accompagnerà i visitatori attraverso una delle principali ricerche portata avanti da Ciacciofera nel corso dell’ultimo decennio.

 

Con il progetto Pathosformel, Michele Ciacciofera si confronta con la memoria delle immagini, che è sociale oltreché biologica e culturale, e la loro capacità di attraversare il tempo e dialogare  costantemente con il presente, instaurando cosi un dialogo immaginario con lo storico dell’arte tedesco Aby Warburg e la sua teoria sulle “formule del pathos”. Frammenti di opere trecentesche e rinascimentali private del principale carattere dell’identità, il viso,  vengono isolati e ricomposti dall’artista in nuove configurazioni sospese tra riconoscibilità e astrazione che mantengono intatta la loro familiarità, il loro valore empatico,   grazie all’esaltazione del dato corporeo e dell’espressività del gesto. Ne emerge una riflessione sulla persistenza sociale delle immagini, sulla memoria, sulla fragilità dell’identità e sulla possibilità che la storia dell’arte continui a generare nuovi significati nel e per il presente.

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